



La MUSICA deve trasmettere emozione e voglia di vivere, con la coerenza e la professionalità che il tempo ci ha dato.
Musica finalmente scevra dalle etichette che puntualmente la società "deve" affibbiare ad ogni cosa per poterla
meglio comprendere o, come spesso succede, ghettizzarla. Siamo fermamente convinti che la musica abbia forza
e possa dare un contributo notevole anche in momenti come questi, difficili, acuti,
che comunque nascono sempre da mancanza di dialogo, apertura e comunicazione fra i popoli.
La musica infrange queste barriere, fonde le etnie e le culture, ci riporta ad un linguaggio
primordiale che solo un frigorifero potrebbe definire retorico.
Tratto da New Life Sergio Pisano.
… La ricerca dell'originalità, dell'innovazione, della perfezione, sono senza dubbio le cose che maggiormente
contribuiscono all'evoluzione dell'arte. La perfezione del suono, del tratto,
della composizione dell'immagine e di quella letteraria hanno assillato la mente di miriadi di artisti
nel corso della storia.
Per quanto questa lunga ricerca dell'uomo possa essere stimolante per la creatività,
il raggiungimento di status come nuovo, perfetto, unico, assoluto, è in ogni periodo del tutto discutibile…
C'era una volta il tempo in cui la musica elettronica veniva considerata grande e gelata come un sarcofago di marmo.
Poi è venuto quello in cui tutti le si schieravano contro, facendole rimpiangere quello che a noi succede un'ora sì
e l'altra ancora, cioè di non essere rimasta solo un pensiero sexy nella testa dei suoi genitori.
Dopo è assurta a semplice capriccio della sorte, una sorta di bluff che può andare bene oppure tradursi in un fiasco.
Oggi chi ne parla male farebbe venire il mal di pancia a un sacchetto di polvere esilarante:
la sua influenza si allarga come una macchia d'unto su un foglio di carta che contiene tutti i generi musicali conosciuti,
musica classica compresa.
E' soprattutto il jazz però a permettere di ottenere, grazie alla combinazione con le nuove sonorità cibernetiche,
i risultati migliori, quelli messi in luce dalla progressiva evoluzione dell'acid jazz.
LA MUSICA E LE SUE ORIGINI
"La musica è vibrazione, tensione, soffio, vita; la vibrazione dei suoni corrispondono alla tensione dell'anima,
la musica mescola l'essenziale unità di esterno ed interno, di essere umano e di essere divino".
Le origini della musica si perdono nella notte dei tempi e non possiamo andare a risalire ad una data certa in
quanto fino dalla sua apparizione l'uomo ha prodotto una qualche forma di manifestazione musicale.
Per procedere ad una ricostruzione storica degli eventi musicali dobbiamo far riferimento al momento in
cui la musica è comparsa in forma istituzionalizzata ed è stata una manifestazione riconosciuta da una
cerchia o da un gruppo di soggetti che nella musica riconducevano e riconoscevano particolare eventi come
ad esempio le nascite, la morte, le cerimonie di iniziazione, l'adorazione degli dei, particolari attività
di lavoro come la semina ed il raccolto, l'entrata dei giovani nel mondo degli adulti, il passaggio della
ragazza che diventa donna, la preparazione di attività importanti come la guerra o la caccia. Le feste o
comunque qualsiasi altro evento di tipo collettivo.
Bisogna però sottolineare che fin dalla sua nascita la musica collettiva non è stata usata soltanto come
sottofondo ad eventi importanti ma veniva usata anche in molte altre situazioni informali a scopo di puro
intrattenimento, passatempo, divertimento.
Se vogliamo andare al ricercare in maniera certa le prime manifestazioni di musica collettiva dobbiamo pe
nsare agli schiavi africani utilizzati per il lavoro nel continente americano, in questo caso la musica
assolveva anche la necessità di mantenere vive le tradizioni e rivendicare una propria identità autonoma.
Logicamente questa musica impiegata dagli schiavi africani era una musica che fondava le radici nella tradizione
del continente africano ma veniva chiaramente influenzata dalle sonorità e dall'impostazione della musica occidentale.
Questo tipo di musica era molto eterogenea e diversificata infatti comprendeva sonorità di vario tipo:
canti di lavoro, richiami, grida di campo, grida di strada canti in rima, spirituals, canti tradizionali
e canti di protesta.
Diventa per gli schiavi africani un mezzo importante in quanto attraverso questo strumento riuscivano
a scandire il loro lavoro, inoltre la musica diventava preghiera e aveva anche una forte valenza di gruppo
in quanto veniva utilizzata dagli schiavi per comunicare tra di loro senza farsi comprendere dai padroni,
diventa un modo per identificarsi in maniera chiara senza che i padroni potessero interferire e assolveva
allo stesso tempo la funzione di sollievo psicologico della degradazione della schiavitù.
Dobbiamo pensare ad un tipo di musica con un tipo di sonorità mai omogeneo ma piuttosto di tipo eterogeneo,
si andava dalla musica cantata in coro ad una semplice aria musicale espressa in maniera flebile dal singolo
schiavo africano.
Ma seppure nella sua diversità e molteplicità di suoni già da questo momento si possono identificare diversi
tipi di componimento musicale: i canti di lavoro ad esempio avevano una particolare forma e modalità di
andata e ritorno: una voce solista intonava una particolare melodia, e tutti gli altri si univano al coro
in un ritornello che faceva pensare come una domanda ed una risposta.
E la forza del coro aveva una sua particolare funzione, infatti voleva dimostrare la compattezza del gruppo
e la forza che portava la somma delle diverse voci era un modo per far conoscere all'esterno la forza del gruppo.
Quei canti di lavoro africani hanno una grande importanza storica per quanto riguarda la musica in quanto sono la
base di partenza di tuta la storia musicale: l'evoluzione di queste sonorità hanno portato successivamente
alla nascita degli spirutals che con questi canti hanno una evidente somiglianza, e successivamente al blues,
che è una forma musicale profana eseguita da un solo cantante.
Tutti questi generi musicali portano in se la principale caratteristica che demarca la musica africana: la
possibilità, la volontà e la spirito di improvvisare in ogni momento variazioni di stili, melodie ed esecuzioni
della line musicale.
E' questo un modo di fare musica fuori da schemi precostituiti senza costrizioni, la cui espressione ed esecuzione
sono lasciate al libero arbitrio ed alla volontà dell'esecutore che può in questa maniera adattare la linea
musicale alle sensazioni e alla libera volontà di espressione di quel momento.
Avremo così sempre brani musicali unici che ad ogni esecuzione esprimono sentimenti e sensazioni sempre diverse,
sempre nuove e sempre irripetibili, a volte anche molto diverse tra loro, lo stesso motivo musicale può esprimere
felicità, rabbia, disperazione.
Questo tipo di espressione musicale faceva parte in maniera marcata del bagaglio culturale di ciascun membro
della comunità e la profonda conoscenza della propria tradizione musicale era profondamente radicata in tutti
i membri della stessa che perseguivano la precisa volontà di partecipare attivamente alla conservazione,
trasmissione e propagazione di questa cultura musicale praticandola nelle cerimonie collettive e in ogni
occasione dove questa tradizione musicale poteva essere espressa.
La vita quotidiana di queste aggregazioni era così infarcita di questa musicalità che costituiva un motivo
di fondo della quotidianità, seguiva e infarciva il ritmo dei giorni e degli eventi che era scandito in
maniera marcata dall'espressione di questa tradizione musicale.
Per capire più a fondo la caratterizzazione di queste prime espressioni musicali collettive bisogna pensare
non ad una vera produzione musicale in senso stretto ma al contrario ad un modo di comunicare che si
caratterizzava in un particolare contesto ed in una particolare situazione, inoltre non possiamo pensare
ad una espressione musicale che si caratterizzava in un evento a se stante perché in questo caso, parole
e danza diventavano per lo più inseparabili, sia fra di loro sia al contesto sociale.
Sta di fatto che pur essendo musica tradizionale tutte le musiche, anche le più moderne sono intimamente
legate alla tradizione africana, gli arrangiamenti e la musicalità possono essere anche molto diversi come
possono essere diversi strumenti utilizzati, numero degli esecutori e i testi ma comunque tutta questa
produzione musicale affonda le proprie radici nella tradizione dell'Africa.
Nell'attuale produzione possiamo ritrovare e riconoscere in maniera chiara questo rapporto con le radici
africane in quanto in alcuni casi anche in maniera evidente, in altri casi il legame con il ceppo di nascita
sembra molto distante e il rapporto con queste radici musicali resta del tutto inconscio in quanto l'influenza
deriva dall'effetto di antichi modi espressivi della musica che sono stati tramandati di generazione in
generazione e nella musica attuale in alcuni casi ne rimangono soltanto flebili assonanze.
Questa contaminazione della musica africana è chiara ed evidente se prendiamo in esame la storia della nazione
africana, una nazione la cui identità si è creata per effetto di continue e forti contaminazioni esterne,
una cultura che è stata obbligata ad assorbire in maniera anche traumatica diverse culture provenienti
dall'esterno con cambiamenti e trasformazioni repentine ed incisive: si è passati dalla schiavitù alla
colonizzazione all'indipendenza per poi raggiungere una sorta di democrazia come conosciamo oggi.
Avvenimenti e cambiamenti che hanno caratterizzato molte altre società ma che ad esempio in Europa il percorso
è durato duemila anni mentre in Africa questi cambiamenti hanno lasciato un segno profondo in quanto si
sono susseguiti in poco più di trent'anni.
Sono stati questi eventi per questa nazione fasi così travolgenti che hanno lasciato segni e tracce profonde
ed indelebili nella popolazione, eventi che possiamo ritrovare e farci raccontare dalla musica.
E proprio nella musica ritroviamo il racconto di una dolorosa storia di un popolo alla continua ricerca di
un identità che gli è stata negata.
Un identità che nel corso degli anni è stata a volte ritrovata ma spesso subito perduta di nuovo in mille
battaglie tribali o in terribili lotte politiche, un'identità negata specialmente da un'economia capitalistica
di un pianeta che considera ancora oggi il terzo mondo ed i suoi abitanti come terra da conquistare e umanità
da utilizzare.
Lo stato africano ed i suoi abitanti hanno visto e vivono in una continua lotta per sopravvivere ancora oggi
all'oppressione del mondo capitalista nella ricerca e nell'affermazione della loro identità e di un proprio
sviluppo autonomo cercando solidarietà per riuscire a mantenere le proprie radici, per non essere
sopraffatti, ma per far questo possono utilizzare pochissimi mezzi e possono contare su pochissime certezze.
Uno strumento importante una grande certezza una meravigliosa forza in continuo movimento è la loro
musica che si è fatta conoscere ed è riuscita ad influenzare la musica del resto del mondo.
Certo forse una piccola soddisfazione ma per un popolo che riesce a vantare pochissimi diritti
pochissima identità e pochissima individualità solo il pensiero di aver fatto nascere una forza
grande e riconosciuta può riuscire ad alimentare in un popolo intero la certezza di contare e la
speranza di riuscire ad esprimere verso l'esterno la forza di una vera identità per essere
considerati parte con cui confrontarsi e non umanità passiva da sfruttare.
In positivo possiamo rilevare che a partire dalla metà degli anni ottanta l'interesse del pubblico
dei musicisti e dei discografici per la "nuova" musica africana è cresciuta moltissimo, questo
soprattutto grazie alla volontà, all'impegno ed al lavoro profuso da alcuni grandi musicisti che
hanno riscoperto nelle sonorità africane un terreno fertile da cui attraverso la sperimentazione
e l'esplorazione era possibile ricavare nuovi frutti facendoci dimenticare o comunque cercando di
provare a riscattare le "strange fruit" di cui parlava Billie Holiday nella sua canzone più famosa.
Il più importante tra questi musicisti è senza dubbio Peter Gabriel che è rapidamente diventato il
più importante punto di incontro per i musicisti che ricercavano l'esperienza della nuova rappresentazione
della musica africana; la sua collaborazione con Paul Simon ha portato con musicisti sudafricani
alla realizzazione di "Graceland", la lunga campagna dei musicisti rock che attraverso la musica
africana hanno cercato di aprire la strada per la libertà di Nelson Mandela e la fine del razzismo in sud Africa.
Questa grande esperienza assieme a molte altre hanno portato all'apertura di nuove frontiere e
alla modernizzazione della musica tradizionale africana dando spazio e vita a decine di artisti
e gruppi che hanno portato in tutto il mondo ritmi musicali lontani e misteriosi ma che ci è
sempre stata vicina e che ha scandito il passare anche della nostra vita.
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